Il cammino di Praeneste
Riccardo Fatello
Le cose dentro di noi sono sempre così maledettamente complicate che a volte ci mettiamo
dei secoli per capire ciò di cui abbiamo veramente bisogno e mentre siamo spinti da una pungente
volontà che ci porta sempre a “Cercare” le nostre gambe si muovono al ritmo di un automatismo
atavico verso la conoscenza fonte di scoperta e di meraviglia. Ed è proprio il bisogno
di camminare che mi prese in un particolare momento della mia vita che mi offrì l’opportunità
di chiudere un capitolo e aprirne un altro da uomo libero da sovrastrutture e condizionamenti.
Avevo deciso di prendermi un lungo periodo di distacco dal lavoro per dedicarmi in
modo assoluto a quello che veramente volevo, per capire fino in fondo chi ero ed è proprio
per questo che mi misi in viaggio insieme alla mia inseparabile amica: la macchinetta fotografica.
Giunsi a Palestrina, una cittadina incantevole della provincia romana, in un tardo pomeriggio
invernale quando una grigia nebbia cominciava a calare sulle prime luci plumbee della sera.
Non sò perché ma l’immagine della cittadina che si estendeva sulle pendici del Monte Ginestro
mi sembrò particolarmente avvincente e solo un leggero languorino e il profumo del fumo
che usciva dai comignoli mi fece distogliere lo sguardo che mi aveva del tutto rapito. Pernottai
in un singolare bread-brekfast gestito da una allegra-arzilla vecchietta, prenestina doc, che non
solo mi mise al corrente della storia antica e dei pettegolezzi moderni ma mi iniziò alla cucina
prenestina deliziandomi ogni giorno con ricette tipiche del luogo come i gnocchetti a coda de
soreca, la selvaggina (cinghiale) e i tipici biscotti denominati “giglietti”. Sono dei dolci di origine
francese ideati da un cuoco alle dipendenze dei Barberini, signori della Città, alla fine del
‘1600 e che ogni anno vengono elogiati come simbolo della gastronomia locale con una “Sagra
del Giglietto” nella prima settimana di Agosto.














