Senza Titolo
Anna Corsi
Era il 3 ottobre dell’82 a.c. e il vento che spirava da ovest preannunciava un inverno rigido. Il giovane Cesare come al solito era uscito in fretta dalla posterula vicino alla porta Saracena per correre a perdifiato giù per la valle. Con il suo liuto appeso al collo e conoil cane Argo che scodinzolava alle sue spalle. Quel giorno non aveva proprio voglia di studiare grammatica latina, sua madre facoltosa donna segnina si era recata a pregare al tempio della dea moneta sull’acropoli della città. Cesare amava sedere al lato della grande porta dove il pendio diventava più scosceso e suonare mentre Argo perlustrava la zona. Quel giorno un forte latrato lo scosse, lo fece sobbalzare; un pensiero gli balenò nella mente: “Argo, dov’è Argo?” . Si alzò per cercarlo, e si addentrò nel folto dei boschi chiamandolo. Il sole era basso sulla linea dell’orizzonte, quando da un cespuglio udì un gemito, vide il suo Argo che guaiva con una zampa ferita, ma spingendo lo sguardo più in la si accorse che il gemito non proveniva dal suo cane ma da una figura poco distante. Si avvicinoò e vide un uomo con il volto rivolto verso terra e una freccia conficcata nella schiena: “Oh santi numi! Chi potrà essere costui?” il panico lo assalì, quando intese l’uomo chiedere aiuto.














