...e ridevamo tutti
Luigi Costa
“Non c'è storia, in questa città. Nessuno si diverte e mai si divertirà...”
era questa la nostra colona di quell'estate. Era in questa canzone che rivedevamo noi stessi, imprigionati
in un posto fuori dal mondo, lontano da spiagge e discoteche raccontate da amici più
grandi e che noi potevamo solo sognare. E poi quel posto non si poteva neanche definire una città,
anzi. Monteflavio, un paesotto di millecinquecento anime arroccato a 800 metri di altezza, a sei
chilometri di curve dal paese più vicino, che, se possibile, era ancora più triste. In un posto del
genere, erano ben poche le cose da fare, soprattutto per ragazzini come noi che non avevano né
motorini a seguito né tantomeno macchine con cui fuggire.
Come al solito, ce ne stavamo al Piano, l'immenso prato dove giocavamo interminabili partite a
pallone. Quello, almeno, lo potevamo fare. E proprio dopo tre ore di partita ce ne stavamo sdraiati
sotto l'ombra degli alberelli per riprendere fiato, a guardare i raggi di sole che riuscivano a filtrare
tra le foglie sopra di noi.
Erano le sette, forse anche più tardi, si aspettava solo che qualcuno proponesse di tornare su in
paese. Invece Marco disse:
“Andiamo su al Calvario.”
Lo disse così, tranquillamente, senza neanche sollevarsi a sedere, continuando a guardare le
foglie dell'albero sopra di lui.














