La battaglia di San Gennaro
Alessio Colacchi
“Fermatevi!” dovete pagare la gabella per il passaggio in questo territorio. “A chi devo tale contributo?” a Lucio degli Annibaldi, signore del Castello di san Gennaro” rispose il soldato posto a guardia del maniero. La strada che s’adagiava sulle colline digradanti del vulcano era ai piedi del Castello, che con la sua possente mole dominava tutte le valli circostanti.
La strada, antica via romana, vedeva da secoli imbattersi per queste terre soldati, mercanti e viandanti sbadati. Ora che era iniziata una delle epoche più buie che l’uomo ricordasse era quasi strano vedere qualcuno avventurarsi da solo per questi luoghi.
Roma era ormai lontana, e chiunque si trovasse qui non poteva vederla neanche più alle sue spalle, mentre la vista si poteva prolungare fino al mare. Raggiungerlo però era impresa ardua, in quanto le paludi arrivavano a mangiare anche questi lembi di terra, e la via Appia, antica gloria di una civiltà scomparsa, si perdeva poco più avanti per la campagna sconfinata.
Percorrere questa strada significava amare l’avventura ed il pericolo, ma soprattutto incappare in qualche contesa territoriale fra i molti signori che possedevano terre e torri da queste parti.














