La pomposa
Irene Armaro
Il mare era davanti a loro come una tavola di cristallo inerme. Il tramonto non aspettava.
Non si era mai accorta di quanto quel posto fosse bello visto da una prospettiva diversa. Sottili
striature rosa e arancione si accavallavano prepotenti sulla linea dell’orizzonte, aspettando di essere
portate via, di scomparire con un ultimo bagliore. Avrebbe preferito sedere sola sulla spiaggia e attendere
che gli ultimi bagnanti abbandonassero i loro ombrelloni.
Invece lui le aveva imposto una passeggiata. Dopo un susseguirsi agitato di dune una figura
imponente: la torre di San Lorenzo. Non si era mai avvicinata, ma ogni sera, dalla terrazza, ne
scorgeva i lineamenti e fantasticava su storie di principesse catturate e pirati. Una sera il Filosofo e
il Rozzo, tra un suono di chitarra e una stonatura, le avevano raccontato che quella costruzione era
servita a difendere il territorio dalle incursioni dei pirati turchi. Dicevano di essersi persi una notte
e di essersi ritrovati magicamente sul sentiero che conduceva ai piedi del bastione. Ma poi il loro
racconto si perdeva in chiacchiere su fantasmi e vecchi veggenti che li avevano assaliti sulla via del
ritorno e gli avevano rivelato la storia di quel posto così perso nella macchia.














