Valmontone
Isolata sopra un colle diruto di tufo vulcanico, Valmontone vigila sulla confluenza valliva sottostante come ammiccando col suo abito colorato di case al verdeggiare di contorno.
“...giace sulla via provinciale Casilina, corrispondente nella prima parte all’antica via Labicana, e dopo Lugnano alla Latina. Appena passato Lugnano la strada scende ed attraversa una gola molto pittoresca ed amena , vestita di alberi: la via a destra è sostenuta da una sostruzione moderna. (…) Poco dopo questa giunzione si presenta a qualche distanza la Terra in guisa che ha una certa somiglianza colla veduta dell’Aricia, tanto per la verdura delle boscaglie che l’attorniano come per la cupola della chiesa collegiata che la sormonta”
(A.Nibby, Analisi storico antiquaria, 1849).
Sembra credibile il suo nascere come Teleria o Tolerio città presidio di un’antica popolazione italica che resistette valorosamente a Roma.
“ in quella circostanza dice Dionisio che l’esule romano trovò i tolerini preparati a difendersi, e che valorosamente respinsero l’assalto per un giorno intiero , ma alla fine dovettero cedere alla furia de’ Volsci”
(A.Nibby, Analisi storico antiquaria.., 1849).
Le sue origini si annebbiano nel mito sino a rintracciare il figlio di Minosse e Pasifae, Glauco.
Ma il suo attuale toponimo parla già il linguaggio dei secoli oscuri con tutto il suo nitore del dettaglio e dunque acconcia Valmontone da “Vallis Montonis” e, come tale, appare in documento del 1139, col significato di "valle sovrastata da un monte" o forse come "valle sovrastata dal Montone", riferendosi alla piccola altura su cui sorge il centro storico.
La storia di questo centro transita poi per la famiglia dei Conti (1208), ma rimane marchiata dal timbro dei Pamphili che per essa avevano alte aspirazioni tanto da farne la città ideale del nobile lignaggio delle colombe: una utopica, quanto ardita, città Pamphilia. Nel 1634 Valmontone viene acquisita infatti da Camillo Pamphili, nipote di Innocenzo X, quel pontefice cui Pasquino, con la sua arguta ironia aveva predetto:
“ se farete papa Pamfilio/ i Barberini andranno in esilio”
E i Pamphili ne caratterizzano le vicende storiche e l’impianto architettonico e urbanistico, cui i bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno sottratto segni e interventi significativi, facendo perdere a Valmontone buona parte degli edifici e del suo antico profilo.
Oggi quel profilo è stato faticosamente riconquistato e se pur la città ha perso il suo abito medioevale e barocco, si è data nuove identità e rappresentazioni degne di fascino e interesse. Il museo archeologico, ad esempio, che ne esalta le caratteristiche territoriali, lasciandosi cullare in forma elegante e moderna tra le braccia accoglienti di quel Palazzo Doria –Pamphili che ne rimane gioiello di un’epoca che non c’è più, ma che una attenta campagna di restauro sta faticosamente recuperando.















