Casape
Aggrovigliato su di uno sperone tufaceo Casape veleggia sul vallone sottostante su di un mare boschivo e di ulivi.
Si stringe tutt’intorno al castello baronale con il suo manipolo di casupole arroccate a formare il Borgo e poco rammenta del suo essere stata depositaria della villa del’otio di Gneo Domizio Corbulone, legato a Nerone per via di parentela.
Nemmeno il suo antico toponimo di Casa Corbuli rinnova la memoria di tale antico sito ma ne costituisce tuttavia il primitivo avvio che prende identità solo nei secoli oscuri.
“(…) si distingue per un pittoresco maestoso, per un largo eclettismo, per una composizione di roccia e di verdure decorative; nelle popolazioni per un alternarsi di solennità arcaica e di tendenze goderecce”
(G.Piovene)
Per anni conteso dagli Orsini e dai Colonna riecheggia nel nome le api barberiniane (Casa-Api) o piuttosto il riferimento ai Pio di Savoia (Casa-Pi-o) che a partire dalla metà del XVII secolo ne ressero con alterne vicende le sorti.
Il suo castello medioevale è stato completamente alterato nei secoli lasciando che il Mastio di guardia assumesse le fattezze di Castello e poi, man mano, quelle più docili di dimora signorile, celando al suo interno una chiesetta ormai chiusa al culto.
Oggi il Palazzo lascia i nobili lignaggi per assumere i contorni più sommessi di un condominio, permettendo di riconoscerne l’appartamento residenziale al primo piano e l’antica sua chiesa parrocchiale, attualmente adibita a magazzino.
Da qui la vista è straordinaria in un paesaggio rude e docile allo stesso tempo che si fa apprezzare anche per il suo carsismo e le sue doline in uno scenario che gioca con gli strapiombi delle sue forre a delineare la caratteristica dei territori tufacei e vulcanici:
“Le regioni di natura vulcanica son però molto più basse degli Appennini e soltanto l’acqua che le ha corrose ne ha formato a capriccio le rocce e le montagne, ché i paesaggi, così vivaci, così pittoreschi, e quelle cime a picco, e tutte le altre accidentalità del suolo, sono formate a caso”
(Goethe; viaggio in Italia)
E il paese si aggrappa al castello baronale come alle sue immagini ieratiche che ancora esercitano come icone preziose la loro carica protettiva: capita così alla Madonna venerata in una piazzetta in fondo al Paese le cui lacrime pare sottrassero, nel Seicento, la popolazione da una grave pestilenza che aveva colpito la vicina S. Gregorio da Sassola. Lo stesso accade per due pregiate tavole lignee su tela, conservate nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Un bel Crocifisso, che può a ragione considerarsi il più antico prodotto esistente della nota scuola romana del XII secolo e un Cristo benedicente che dal suo trono, libro in mano, benedice alla greca come nella migliore iconografia bizantina.















