Il Ninfeo Bergantino a Castel Gandolfo
Si specchia sul lago con fare sospetto, temendo quasi di essere carpito e snaturato nel suo schivo celarsi, il ninfeo Bergantino a Castel Gandolfo . E sembra disdegnare la sua appartenenza ai fasti della villa Domizianea: orgoglio e grandeur dell’ultimo dei Flavi. Eppure assai si cita e non senza nutrite e laute descrizioni:
“Abbonda questo lago di tinche, di proviglioni, di lattarini, di spianarelle, e persino di eccellenti anguille di non ordinaria grossezza. Alla sua riva, oltre la spelonca dell'emissario, se ne vede altra chiamata Bergantino, dalla parte del monte di Castel Gandolfo, ed anche bagno di Diana; speco, o ninfeo scavato nel vivo sasso, di opera reticolare e laterizia. Altro ninfeo esiste verso il nord di simile costruzione, con pilastri, cornici e vasche incavate nel vivo sasso. Nel corrente anno, nel detto ninfeo e in prova dell' antico suo uso, e degli accennati ornamenti, in uno scavo ivi eseguito si rinvenne l' avanzo d' un mosaico a colori con delfini e mostri marini, i quali sono anche rappresentati nei bassorilievi di marmo che nel luogo pure si rinvennero, ed alcuno di qualche pregio, come trovaronsi de' torsi di statue, ed un busto colossale, che vuolsi essere un Polifemo”
(G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni ..., 9/10, 1841,155).
Si annunzia con un arco in mattoni, sostenuto da due pilastri , sulla riva occidentale del bacino lacustre, ma serba il suo cuore nell’andito di una grotta, forse parte di una cava abbandonata. Di questa ripete le tracce, con dissimulata presunzione, ricorrendo a pietre pomici e rivestimenti, per poi farsi scoprire nella sua artificiale bellezza, come ninfeo, dall’impiego di rivestimenti musivi, policromie pittoriche e soprattutto marmoree.
“Mentre è manifesto che la villa di Domiziano giungeva fino alle sponde del lago, dove secondo i storici quell’Imperatore si piaceva di far rappresentare i spettacoli navali, ad uso delle Romane naumachie. Presso la suddetta riva vedesi non lungi dal emissario un grande speco o ninfeo detto volgarmente la grotta di Bergantino e dai dotti il bagno di Diana. E’ questo incavato nel vivo sasso, ed è rivestito di opera muraria reticolata, e laterizia. Un altro ne esiste nella parte del lago verso il Nord, di costruzione consimile, con pilastri, cornici, e vasche incavate nel vivo sasso. Ambedue questi deliziosi recessi erano destinati ad uso di bagno, ed onde godere la frescura nelle ore del maggiore calore estivo”
(Joseph Melchiorri, Guida metodica di Roma e suoi contorni..., 1834, 802)
E nel groviglio di nicchie e partiture architettoniche, memori dell’anditus, ritrova anche il pregio dei suoi pezzi scultorei ( ora conservati nella villa pontificia a Castel Gandolfo). Celebrazione degli stessi miti della grotta di Tiberio con l’accecamento di Polifemo e Scilla (in frammento), emuli per Domiziano, della stessa identica ed enfatica ideologia.















