La Villa di Orazio a Tivoli
Sorregge china le sue spalle al peso delle ali conventuali di Sant’Antonio da Padova, con il vanto di appartenere al poeta Quinto Orazio Flacco, la villa repubblicana di Tivoli. E argomenta le sue presunzioni su fonti antiche, paga di queste rare citazioni.
“I ruderi che sottostanno alla chiesetta di S. Antonio di Padova, ora de' PP. Gesuiti, è antica credenza, che siano della villa Tiburtina di Orazio. Ciò si comprova con l'autorità di Svetonio, 2 il quale dice « Visse per lo più nel ritiro della sua villa Sabina, o Tiburtina e la magione di lui si mostra vicino al Bosco di Tiburto » il luogo di questo Bosco l'indicammo a suo tempo. Gran quistioni sorsero su l'esistenza di questa villa nel territorio tiburtino, perché Orazio, dicesi, ebbe una sola villa vicino a Licenza. Che Orazio avesse villa nella valle Ustica presso Licenza, il che è verissimo , non pare argomento a diniegargliene un' altra in Tivoli ed il Satis beaius unicis Sabinis, nè vale a provare che una sola fosse al mondo la villa d’Orazio,nè fa sufficiente contrapeso al testo di Svetonio.”
(Stanislao Rinaldi Guida a Tivoli divisa in 2 parti, descritta.., 1855, II, 66).
Si compiace di questo suo patronimico, come del suo sublime affaccio sulle cascate e sui tempietti di Tivoli, quasi a marcarne il sito. E più non si cura, se abbia appartenuto a quel nobile poeta, oppure no: se sia stato un piccolo rustico (rus) o una villa più sontuosa.
“Pertanto non sò comprendere, perché mai pel solo Orazio abbiasi a fondere una nuova spiegazione chiamando un piccolo podere il suorus anziché una villa, tanto più, che se a sentimento dello stesso Autore può fissarsi il rus di Orazio sotto il convento di sant'Antonio senza pericolo a incontrare la taccia di temerità e leggerezza, dalle ruine, e dagli avanzi, che ne restano, si vede chiaro, che fu un luogo tutto di delizie e ricco pursì, e non un poderetto che in istretto senso poi non viene a significare che pressappoco un orticello. O non si ammette l'autorità di Svetonio, ed allora non sò comprendere , perché li sincretici si siano mostrati così generosi verso Orazio, il primo concedendogli una casuccia, ed il secondo con la casa un podere.”
(F. Sebastiani, Viaggio a Tivoli antichissima città latino-sabina fatto nel 1825, 1828, 102).
L’edificio conventuale (ora villa privata) lo vedi sedersi quasi ignaro sulla terrazza superiore (orientata in maniera diversa delle due inferiori) della villa, che si sistema in tre ordini di terrazzamento sul crinale più suggestivo di Tivoli. Si preannunzia con un mosaico di età repubblicana, poi si affida all’esegesi dei tratti inferiori. In quello sottostante i tre ambienti si lasciano interpretare come due cisterne che abbracciano un ninfeo. Ed è quest’ultimo, che cattura l’attenzione con la sua bella abside e le tracce di decorazione a stucco, scontornata da profili allineati di conchiglie, quasi a far piccolo eco, nel suo scrosciare artificiale, a quello più prorompente della natura lì a fronte.















