Palazzo Ruspoli a Cerveteri
Sospeso sul dorso del tufo, il palazzo Ruspoli a Cerveteri, traguarda il mare con il peso di tutto il suo tusco lignaggio. Si arrampica sullo sprone terragno con il suo groviglio di corpi di fabbrica, quasi a decantare l’onta dei tempi in un a’ solo aggrappato alle mura. Incorpora nel suo gioco di assemblaggi anche la chiesa di S. Maria che custodisce gelosa il suo corpo romanico. E si acconcia a denunciare il suo tessuto cinquecentesco, con il portale e le belle finestre centinate mentre è verosimile che il portico e l’arioso loggiato soprastante, appartengano piuttosto al secolo successivo.
“In seguito Sisto IV diede Cerveteri al suo parente Bartolonuneo della Rovere, il quale nel 1487, lo vendette a Francesco Cibo, nipote d'Innocenzo VIII, dopo essere stato precedentemente saccheggiato dai Colonnesi. Avendo Francesco sposato Maddalena de Medici, sorella di Leone X, questi, siccome amante della caccia, nei mesi di settembre e di ottobre soggiornava spesso in Cerveteri; poscia il Cibo alienò Cerveteri con altri castelli a Virgiuio Orsini, la cui famiglia il vendette al marchese Ruspoli nell' anno 1674, ai discendenti del quale tuttora appartiene”.
(G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, 1841 11-12, 98).
Il volto è quello che nel 1553 le conferisce l’intervento degli Orsini, i quali sistemano il palazzo e ricostruiscono le mura. Ma è con i Ruspoli (1674) che l’antica dimora assume le fattezze odierne, ampliando e risistemando lo spazio destinato ad una delle antiche torri di guardia medievali. Solo nel 1760, il cardinale Acciupidi, autorizza la realizzazione di un passetto che lo collega alla chiesa di Santa Maria Maggiore, che si trasforma in tal modo in una vera e propria cappella palatina.
Ora, recuperato, ritrova nuove funzioni e pare quasi dimentico dell’esser stato pure gradito alloggio di un Cellini in fuga dalla peste:
“Come di sopra dissi, era cominciato la peste in Roma (…).E cosi passammo innanzi con lo aiuto di Dio: e con i maravigliosi rimedi cominciato a pigliare grandissimo miglioramento, presto a bene di quella grandissima infirmitate campai. Ancora tenendo la piaga aperta, dentrovi la tasta e un piastrello sopra, me ne andai in su un mio cavallino salvatico, il quale io avevo. Questo aveva i peli lunghi più di quattro dita; era appunto grande come un grande orsacchio, e veramente un orso pareva. In su esso me ne andai a trovare il Rosso pittore, il quale era fuor di Roma in verso Civitavecchia, a un luogo del conte dell'Anguillara, detto Cervetera. (…) Così felicemente e lieti con buon vini e ottime vivande, accarezzato dal ditto conte, in circa a un mese ivi mi stetti, ed ogni giorno soletto me ne andavo in sul lito del mare, e quivi smontavo, caricandomi di più diversi sassolini, chiocciolette e nicchi rari e bellissimi.”
(B. Cellini, La vita di (Benvenuto Cellini) scritta da lui medesimo…, 1852, 401, 54-58)















