Torre Astura
Rompe l’orizzonte del litorale col suo profilo merlato, Torre Astura, catturando lo sguardo di chiunque si volga da Nettuno verso il Circeo. Si allunga su quella lingua di terra per inoltrarsi tra i flutti con un sussulto edificatorio, riverbero dell’antica vitalità costruttiva dei secoli oscuri (1193).
" Sul dorso dello scoglio isolato che fuor d'acqua gira centocinquanta metri, tutto lo spazio è coperto da fabbriche diverse, ridotte alla forma di una sola fortezza. Il reticolato del tempo imperiale si congiunge al tufo rustico del Medio Evo; i macigni della casa Malabranca addentano i quadrelloni dei Frangipane; i baluardi dei Colonnesi sovrastano i magazzini dei Borghesiani..".
(Alberto Guglielmotti, Fortificazioni della spiaggia romana, 1812-1893) .
E si lascia lavare dal mare issando la sua bella torre pentagonale come baluardo di un sistema difensivo che non c’è più. Come non c’è più nulla dell’originario castrum, con le sue chiese e i suoi edifici abbracciati da mura. Resta solo il maniero, “ermo, bruno, sinistro”, con il suo impianto legato al nome di Mariano di Giacomo detto il Taccola e a quello della temibile schiatta dei Frangipane.
“(..) è però certo, che nell'anno 1193 era possessore di tutto il castello, e delle terre annesse Leone Frangipane, il quale ne diè in pegno la metà alla Camera Apostolica per cento cinquanta lire provisine: l'istromento si riporta da Cencio Camerario, (…). I Frangipani però non erano i signori diretti, ma solo enfiteuti, come i loro antecessori i conti tusculani, poichè Onorio III nella bolla di conferma de' beni del monastero di s. Alessio”.
(Nibby, Analisi stor.-top.-antiq. ..dei dintorni di Roma, I, 274).
A questo castello si lega la vicenda sanguinosa del rampollo di Svevia, Corradino: “pallido e bello e colla chioma d’oro, colla pupilla del color del mare ed un viso gentil da sventurato” (Aleardo Aleardi) e del suo celebre tradimento.
Giovanni Frangipane, signore della zona, nell'agosto del 1268 ospitò Corradino di Svevia, nipote di Federico II, che sceso dalla Germania per rivendicare il Regno di Napoli da Carlo Angiò, rimase sconfitto a Tagliacozzo. Per questo si rifugiò a Torre Astura con la speranza di raggiungere Pisa e poi la Sicilia.
"Corradino fuggì per la campagna, traversò la via Appia e si mise per le maremme sotto Velletri e giunse al mare vicino all'Astura... I fuggiaschi si misero in un battello sperando di giungere all'amica Pisa, ma Giovanni Frangipane, signore del castello... cacciò nelle loro tracce dei rapidi vogatori, forse lo fece di proprio impulso, forse perché erano state pubblicate lettere del Papa e di Carlo con l'ordine di catturare i fuggitivi. Arrestatigli nel mare, li condusse al castello d'Astura...".
(Ferdinando Gregorovius, "Storia della Città dì Roma", 1891).
Il resto del racconto è più controverso e oggi si tende a sollevare dubbi sul ruolo dei Frangipane nel tradimento che non cancella tuttavia sul quel castello l’ombra di un giovinetto ”che avea la sveva stella d’argento sul cimiero azzurro, avea l’aquila sveva sul mantello”( Aleardi).














