Mitreo del Circo Massimo
Non lontano dalla Bocca della Verità, nel ventre dell’ex pastificio Pantanella (ora deposito dei costumi del teatro dell’Opera), si respira un’aura incantatrice legata ad antichi rituali iniziatici.
A vari metri di profondità, sotto i magazzini, è collocato infatti un mitreo, un santuario ipogeo legato al culto del dio Mitra, ospitato in un vasto edificio pubblico del II sec. d.C. affacciato sui carceres del Circo Massimo. In questo edificio dalla non chiara destinazione, nel III a. C., si riuniva un’accolita di fedeli aderenti all’antica religione indo-iranica che, come sempre accadeva in questi casi, stabilì in un ambiente sotterraneo la propria sede di culto.
Per raggiungere lo spelaeum mitriaco bisogna scendere una lunga scaletta. Un buio pesto e oppressivo marca il confine e segna il trapasso a una dimensione “altra”. La discesa si rivela in qualche modo una sorta di iniziazione al rapporto con quell’antico culto, mediandone il trapasso col passato e con la storia.
Dapprima si incontra, sulla destra, un piccolo ambiente con una nicchia rivestita di marmi che, per la sua positura e struttura, sembra ragionevole interpretare come apparitorium, ossia una specie di sacrestia. Si traversa l’atrio e due edicole, l’una di fronte all’altra, denunciano tutto il peso di un’assenza inquietante. A chi erano destinate quelle nicchie? La loro presenza all’ingresso del Mitreo non lascia adito ma dubbi. Si tratta certo delle statue dei compagni inseparabili dell’invitto Mitra: Cautes e Cautopates che con lui costituiscono una triade, il triplice Mitra. Nell’ambiente successivo si riscoprono i consueti podia, i banconi ove gli adepti sedevano durante le cerimonie per la celebrazione del banchetto sacro, l’agape mitraico. Il bancone presenta una risega utile per appoggiare il cibo, le bevande e le lucerne.
Nel vano seguente si incontrano altre due nicchie, in quella di destra è incassato un recipiente di terracotta, forse destinato a contenere l’acqua lustrale necessaria al battesimo.
Al di sotto del grandioso arco in cui si apre la parte principale del santuario – il vero e proprio sancta sanctorum mitraico- un ampio tondo di alabastro rompe la monotonia di un pavimento marmoreo di reimpiego, una macchina iridescente tra le venature del cipollino, del bigio e della breccia corallina.
Ma è il bel rilevo marmoreo posto sulla sinistra a catturare da subito l’attenzione. Un’immagine scolpita di grandi dimensioni della Tauroctonia o uccisione del toro. Si tratta dell’ icona sacra e dunque dell’immagine più venerata dei santuari di Mitra, che riassume nelle forme artistiche del marmo la vicenda mitica del giovane dio dal berretto frigio (Mitra) e del culmine del racconto con l’uccisione del toro.
Un’immagine pregna di significati, destinata a concentrare su di sé l’intero paradigma religioso e simbolico del mitraismo con tutto il suo bagaglio escatologico e astrologico.














