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I tre templi del foro Olitorio

I tre templi del foro Olitorio

Legumi e ortaggi erano alla base della dieta alimentare dei romani, specie dei meno abbienti. L’uso dell’alimentazione vegetale era così diffuso che Plauto in una delle sue commedie ritrae un cuoco che lamenta ai colleghi di trattare i commensali come vacche, propinando loro erbe servite con altre erbe.
Marziale, a sua volta, tratteggia ironicamente un Romolo capace di nutrirsi di rape anche nell’aldilà. Mentre Ovidio precorre i tempi con una dichiarazione dai toni oltranzisti:

“E’ un crimine caricare la propria tavola della carne degli animali, quando si ha un giardino che produce tanti frutti della terra”
(Le Metamorfosi, XV)

Quasi tutti i romani possedevano un piccolo orto, facevano della sua coltivazione un vanto e traevano da esso gran parte del loro sostentamento. Quando l’orto era insufficiente si ricorreva al mercato delle verdure e dei legumi: il Forum Olitorium. Questo era situato nei pressi del porto tiberino e occupava la piazza compresa tra le pendici del Campidoglio, il teatro Marcello e il Tevere, fuori del circuito murario serviano:

L’importanza commerciale di quest’area era sostanziata dalla contigua presenza dei granai pubblici (nel sito attuale degli uffici dell’anagrafe) e del foro Boario. Pare che quest’ultimo, per segnalare i traffici di bovini, fosse dotato di un toro in bronzo d’Egina. Il Foro Olitorio disponeva invece di un diverso segnacolo: un elefante in marmo che per la sua collocazione era definito Elephas Herbarius.
Già verso la fine della Repubblica, il Foro Olitorio mutava la sua originaria funzione per trasformarsi in piazza monumentale. Si dotava pertanto di templi e portici e, con l’inaugurazione del teatro di Marcello (11 a.C.), si arricchiva di una bella pavimentazione in lastre di travertino. Tre grandi templi, con le loro alte facciate allineate, occupavano il versante occidentale del Foro.
Il primo era di modeste proporzioni, dorico, circondato tutt’attorno da colonne ( periptero). Il secondo, quello centrale, era anch’esso periptero ed esastilo ma di ordine ionico. Il terzo tempio, infine, sempre esastilo in facciata, sposava un ordine ionico a una tipologia italica, si presentava dunque periptero sine postico (mancante del colonnato sul lato posteriore).
Questi tre maestosi templi che vengono attribuiti, al culto della Speranza, di Giunone Sospita (salvatrice) e di Giano, si lasciano apprezzare oggi solo da uno sguardo attento. Catturati dalle pareti e dalla cripta della chiesa di San Nicola in Carcere occorre saperli individuare per comprenderne l’alto tessuto qualitativo. E allora vale la pena il viaggio nel ventre sotterraneo della chiesa che affonda le sue radici nel tempio centrale di Iuno Sospita stendendo le navi laterali negli interstizi di collegamento tra i tre templi, fino a incastonare nelle sue pareti laterali i colonnati esterni degli altri due. Un percorso per estimatori attenti che svela con la sequenza armonica degli spazi, il succedersi delle colonne, l’allineamento dei podi, i pregi di un’architettura magistrale.

4 Marzo 2010
  • Valentini
    • Le sere d’estate a Palazzo Valentini tra cinema, cibo, musica, letteratura e teatro
    • Due manifestazioni nel cuore dell'estate, con un unico filo conduttore, la passione per il cinema, l'arte e la gastronomia locale e un luogo suggestivo, l cortile di Palazzo Valentini. La prima rassegna andrà avanti fino al 30 luglio: quattro serate dedicate alle ‘Storie del cinema’, dove saranno proposte letture di brani in tema con il film proiettato. Gratuito l'ingresso, fino ad esaurire i 200 posti disponibili.
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  • Wi-Fi gratis
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    • Due piani e una capienza di 40 posti. Sono questi i numeri del nuovo parcheggio sotterraneo in piazza Felice Cavallotti a Castel Gandolfo. L'opera, realizzata con un finanziamento di 560mila euro (messi a disposizione per il 70% dalla Provincia di Roma e per il 30% dal Comune), rientra nel bando promosso dall'Amministrazione provinciale per la riqualificazione e il recupero dei Centri storici dei Comuni del territorio.
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    • L'economia solidale, in provincia di Roma, mostra segni di grande vitalità, con oltre 300 realtà attive. Il risultato emerge da ‘Altermaps’, la ricerca che, realizzata dal consorzio ‘Città dell'Altra Economia’, ha l'obiettivo di mettere a fuoco il tessuto dell'economia alternativa sulla base di un'analisi e di una mappatura degli organismi presenti sul territorio provinciale.
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