Sotterranei San Paolo alla regola
La cortina cinquecentesca di alcune casette del rione Regola raccoglie le tracce di un’origine antica. Osservando attentamente, piccoli lacerti di muratura romana affiorano dal tessuto murario più tardo, denunciando la presenza di un palinsesto costruttivo che affonda le radici nel più lontano passato.
L’indizio è un invito a superare l’androne e a raggiungere la porticina di fondo. Percorrendo la scala, si rimane catturati dall’atmosfera calda e suggestiva del cotto, dal labirinto di ambienti, dalla scansione di vani e livelli. Al piano inferiore, due ambienti voltati a botte di eguale dimensione – che in origine si affacciavano su di un vicolo parallelo al corso del fiume- denunciano la loro appartenenza al periodo flavio.
Si tratta infatti di una testimonianza, se pur parziale ed esigua, di quel grande deposito domizianeo di derrate, costituito da una serie di magazzini a due piani, posti a rastrelliera, noto come Horrea Vespasiani.
Si risale la scala e si approda di fronte a un vano ingombrato dalla presenza di una massiccia colonna laterizia. Tutt’attorno le pareti svelano le tracce di case. Se ne scorgono le finestre, le nicchie per le lucerne, le scale. Si tratta di un cortile come tanti altri dell’Urbe. Quello spazio si vivifica, riprende vita come per incanto e viene inondato di luce, le finestre si riempiono di sguardi. Allora tutto il vissuto di quelle antiche genti ci riappare davanti rivestendo quel frammento di abitazione di una fragrante quotidianità.
Non ricchi marmi, colonne e statue, ma solamente abitazioni modeste per il popolo minuto. Una dimensione meno consueta, in “tono minore”, ma che esprime la realtà semplice e, per certi versi rudimentale di una comunità di operari, facchini e commercianti.
Accanto, nel piano superiore dei magazzini domizianei, si ritrovano stanze modeste con mosaico in bianco e nero, a semplici disegni geometrici, e si possono scorgere persino le tubature in cotto di condotta delle acque.
Più oltre, alle spalle dei due magazzini severiani, compare un altro interessante e vasto cortile. Vi si trovano larghi frammenti di intonaco dipinto a finta riquadratura marmorea policroma. Qui è stata rintracciata una probabile lavanderia (fullonica) e alcuni interessanti depositi medioevali: accumuli di anfore, conchiglie (spondylus) e denti di maiale.
La presenza nel rione, in età medioevale e rinascimentale, di alcune corporazioni, quale quella dei vaccinari- che lavoravano le carni suine- e dei calderari (caccabarii) – che invece realizzavano pentole, paiuoli e casseruole- ha dunque una consuetudine antica che risale all’epoca romana e che documenta una continuità economico-sociale in una porzione del territorio romano a contatto diretto col fiume.














