Cavalca coi suoi bei fornici di tufo su di un torrente ormai in secca, al IX miglio della antica via Prenestina, il Ponte di Nona. Prestando il suo vetusto dorso al traffico moderno, quasi con l’ironia beffarda di un monumento che non si piega all’oltraggio dei tempi. Con la pietra gabina rozzamente bugnata, scavalla il vallo e ne corregge le irregolarità, con sapienza antica, lasciandosi aggraziare dal lieve segno di travertino nelle chiavi di volta, nonché dal tufo rosso delle testate.