Audacemente piantato sullo scoglio roccioso di una propaggine di quei monti oraziani aspri e selvosi, Roccagiovine parla sabino. Lo fa sorreggendo il borgo attorno al castello, Arx di una ancestrale deità femminile della Natura. Dea Vacuna forse, dea sabina dei campi, come Diana, Cerere, Bellona e più probabilmente, Vittoria, se dobbiamo dar fede a Varrone. Ma forse ancora, Giunone, se taluni ad essa ne riconducono l’origine del nome (Rocca di Giunone).