Presentazione ricerca su badanti e welfare
L’assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma, Claudio Cecchini è intervenuto questa mattina alla presentazione della ricerca "Badanti e anziani in un welfare senza futuro" condotta da Giovanni Sgritta, docente di sociologia alla Sapienza e presidente del consiglio scientifico della Fondazione Don Luigi Di Liegro.
Il volume che raccoglie i risultati dell' indagine si divide in due parti: la prima analizza la figura della badante e il cosiddetto "badantato", "un fenomeno – sostiene il professor Sgritta – prevalentemente mediterraneo ma sostanzialmente italiano che non troviamo nei Paesi del Nord Europa dove esiste un welfare pubblico in grado di rispondere alle esigenze della popolazione anziana". La seconda parte del libro, invece, è dedicata ai 200 racconti di badanti e anziani di Roma e provincia che, intervistati dai ricercatori tra il 2007 e il 2008, spiegano la loro esperienza.
Secondo i dati su scala nazionale forniti dalla Fondazione Di Liegro, nel 2020 gli over 80 saranno 4,4 milioni, cioè l'8% della popolazione italiana e raggiungeranno i 6 milioni nel 2040 (11%). Gli anziani ultraottantacinquenni non autosufficienti che sono costretti a restare a casa sono 319 su 1.000 e 573 su mille sono affetti da una grave forma di disabilità. Se si considerano le percentuali di anziani assistiti in istituto, appare subito evidente il divario tra il nostro Paese e il resto dell' Europa: in Italia sono il 3,4% degli over 80 rispetto al 13,5% della Finlandia e al 15,6% del Regno Unito.
Secondo l’assessore Cecchini "per incentivare l' uscita dal sommerso, occorre che i Comuni sostengano economicamente i pensionati e le persone con un reddito scarso. Ma la regolarizzazione delle badanti non produce effetti se i contributi versati restano nella contabilità dell' Inps".
Secondo Cecchini si può intervenire su due fronti "istituendo albi comunali per le badanti, così da rispondere alla necessità di qualificare queste figure professionali, e incentivando l' uscita dal sommerso, ma rivisitando prima gli accordi internazionali”. “In base al sistema attuale – ha spiegato Cecchini – i contributi versati dal datore di lavoro restano nella contabilità dell' Inps, a meno che la badante non rimanga in Italia fino alla fine della sua vita lavorativa. Se il lavoratore decide di andare via dopo qualche anno, quei soldi diventano un beneficio per gli italiani e non per gli immigrati. Serve, quindi, una seria riforma legislativa, altrimenti - conclude Cecchini - e' preferibile destinare queste somme per incrementare la quota oraria di lavoro".












