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Foto di Olevano Romano

Non si sconvolga chi, in giro per musei e gallerie d’Europa, nella fattispecie tedesche o austriache, si trovasse di fronte a dipinti o disegni di paesaggio recante le didascalie “Interno di Olevano: piazza san Rocco” o “Olevano e Civitella visti da Sud”, o meglio “Vista dai Colli di Olevano sul Monte Artemisio”, riconoscendovi luoghi familiari come la Serpentara o il Monte Guadagnolo o la via Piave o Casa Baldi: nell’Ottocento Olevano Romano rappresentò infatti, soprattutto per gli artisti di origine tedesca, una straordinaria fonte di ispirazione!

Ancora nel XIX secolo, il viaggio di formazione sulle antichità e opere d’arte romane era pressoché un obbligo per gli artisti: le istanze del Romanticismo di matrice tedesca, lo Sturm und Drang per dirla secondo termini propri, spinse tuttavia numerosi artisti a ricercare, travalicando i confini delle mura cittadine e trascurando le mete più consuete, altri luoghi che meglio corrispondessero alle nuove esigenze di immediatezza e spontaneità del sentimento creativo.

La natura incontaminata e selvaggia del paesaggio di Olevano, descritto per la prima volta, seppure non in maniera esplicita, in Peregrinizioni attraverso i Paesi Bassi, la Germania, la Svizzera e l’Italia da Karl Gottlob Küttner nel 1796, come terra “visitata soltanto da coloro che cercano la bella natura, e la cercano anche con fatica, cioè a dire da molto pochi”, richiamò l’attenzione di numerosi artisti stranieri fin dalla fine del Settecento e poi ancora per tutto l’Ottocento.

Occorre dire, a onor del vero, come già nel Seicento il territorio tra Tivoli e Subiaco, comprendente dunque anche Olevano, fosse stato perlustrato da alcuni pittori, rappresentanti a Roma dell’ideale classicistico, come Poussin, Claude Lorrain e, in particolare, da Gaspar Dughet, autore delle Storie di Elia nella chiesa romana di S. Martino ai Monti, dove in alcune scene è possibile riconoscere l’orografia dell’antica terra degli Equi.

Tra gli artisti che nel corso della loro permanenza in Italia soggiornarono ad Olevano Romano si ricordano: Joseph Anton Koch, Jakob Mechau, Johann Reinhart, Adrian Ludwig Richter e ancora Franz Theobald Horny, Heinrich Reinhold, artisti tutti di origine tedesca, e il francese Camille Corot, solo per citare i più noti.

Senza dubbio tra i pittori citati meritano una menzione speciale Joseph Koch, che può considerarsi lo scopritore di Olevano Romano e che rimase legato per tutta la vita al paese, avendo tra l’altro anche sposato una donna del luogo, e Franz Horny che, allievo del Koch, decise di stabilirvisi permanentemente, trascorrendovi i suoi ultimi 4 anni di vita, segnati da una morte prematura.

Ispirati e attenti soprattutto alla natura del luogo, le opere di questi artisti sono in prevalenza rappresentazioni di paesaggio: in particolare trova ampia diffusione, accanto alle consuete vedute dei Monti Ruffi, comunemente dette “Le Mammelle”, o del paese lontano ripreso da Est piuttosto che da Nord, il bosco della Serpentara che nel 1873 venne addirittura acquistato da parte di un gruppo di artisti nordici e successivamente donato all’imperatore di Germania Guglielmo I.

Attualmente il bosco, cui sembra si ispirò anche il Dorè per le sue incisioni dalla Divina Commedia di Dante, appartiene al Governo tedesco che detiene la proprietà anche di Casa Baldi, più volte rappresentata, dimora storica per gli artisti tedeschi ad Olevano, a partire dal Koch che per primo vi trovò ospitalità.

Non mancano, certo, rappresentazioni del paese, così come della gente del luogo –celebri i taccuini del Koch e quello dell’Horny quasi del tutto dedicato alla tanto ammirata Olimpia Buttarelli.
Tuttavia, è la natura a rimanere la reale protagonista per gli artisti romantici tedeschi attivi ad Olevano nell’Ottocento; tant’è vero che nel 1855, testimonianza certa, al chiedere di un abitante del luogo: “Che nun ce l’hanno li sassi ar paesaccio loro?”, rispose l’amico: “Li sassi ce l’hanno, ma nun ci hanno er sole”.
 

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