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A Palazzo Valentini la mostra di pittura "Tango"
La Sala Egon Von Furstenberg di Palazzo Valentini ospita dal 3 settembre scorso la mostra "Tango" di Massimo Pennacchini.
L’esposizione pittorica resterà aperta ai visitatori, con ingresso gratuito, fino al 15 settembre.
Alla Sala si accede dalle scalette poste a metà del cortile di Palazzo Valentini. Questo l’orario d’ingresso: Lunedì – Venerdì 10,00 - 19,00; Sabato 10,00 – 13,00; Domenica chiuso.
Una coppia allacciata nel tango, che danza sui ritmi accesi e passionali di un bandoneón, e di una musica che Astor Piazzola ha innovato e trasportato dalle balere di Buenos Aires fino al limbo della classicità, senza mai tradirne l’origine popolare.
Tutto questo ha fatto di Massimo Pennacchini l’interprete di un rito sensuale e scenografico, in cui si celebra, ancor più che la passione amorosa, lo scontro e l’incontro fra due corpi in movimento. Corpi che si attraggono e si respingono, in un gioco impenetrabile di sguardi e di gesti, isolati dal mondo, apparentemente incuranti di chi li guarda, e interpreti assoluti di una partitura prefissata e ogni volta reinventata.
La fluidità di una pittura volutamente atonale, dove spesso prevale un rosso infuocato, sottolinea soprattutto i corpi dei protagonisti, tralasciando di approfondirne i volti, per esaltare l’effetto del movimento.Le posture coreografiche, colte da Pennacchini con acutezza e precisione, sono narrazioni primarie, di immediata comprensione, come primarie e asciutte sono le stesure pittoriche, che in alcuni casi si riducono a pure macchie bicromatiche di ombre e di luce, ma senza mai disperdere il bandolo del racconto visivo.
La pittura di Pennacchini ha valenze compositive e coloristiche di grande spessore, essendosi confrontata in passato con la classicità della natura morta e della ritrattistica.La sua tecnica ha percorso le tappe evolutive di una riflessione approfondita su forma e colore; in questa ultima fase si assiste a un processo di depurazione, per cui il moto della danza tende inevitabilmente a dissolversi in puro richiamo luminoso e dinamico, e in una colta ricognizione del rapporto fra spazio e figura, dove il riferimento temporale si scioglie in un’indeterminatezza sospesa.Per ulteriori informazioni: massimo
pennacchini [dot] it
L’esposizione pittorica resterà aperta ai visitatori, con ingresso gratuito, fino al 15 settembre.
Alla Sala si accede dalle scalette poste a metà del cortile di Palazzo Valentini. Questo l’orario d’ingresso: Lunedì – Venerdì 10,00 - 19,00; Sabato 10,00 – 13,00; Domenica chiuso.
Una coppia allacciata nel tango, che danza sui ritmi accesi e passionali di un bandoneón, e di una musica che Astor Piazzola ha innovato e trasportato dalle balere di Buenos Aires fino al limbo della classicità, senza mai tradirne l’origine popolare.
Tutto questo ha fatto di Massimo Pennacchini l’interprete di un rito sensuale e scenografico, in cui si celebra, ancor più che la passione amorosa, lo scontro e l’incontro fra due corpi in movimento. Corpi che si attraggono e si respingono, in un gioco impenetrabile di sguardi e di gesti, isolati dal mondo, apparentemente incuranti di chi li guarda, e interpreti assoluti di una partitura prefissata e ogni volta reinventata.
La fluidità di una pittura volutamente atonale, dove spesso prevale un rosso infuocato, sottolinea soprattutto i corpi dei protagonisti, tralasciando di approfondirne i volti, per esaltare l’effetto del movimento.Le posture coreografiche, colte da Pennacchini con acutezza e precisione, sono narrazioni primarie, di immediata comprensione, come primarie e asciutte sono le stesure pittoriche, che in alcuni casi si riducono a pure macchie bicromatiche di ombre e di luce, ma senza mai disperdere il bandolo del racconto visivo.
La pittura di Pennacchini ha valenze compositive e coloristiche di grande spessore, essendosi confrontata in passato con la classicità della natura morta e della ritrattistica.La sua tecnica ha percorso le tappe evolutive di una riflessione approfondita su forma e colore; in questa ultima fase si assiste a un processo di depurazione, per cui il moto della danza tende inevitabilmente a dissolversi in puro richiamo luminoso e dinamico, e in una colta ricognizione del rapporto fra spazio e figura, dove il riferimento temporale si scioglie in un’indeterminatezza sospesa.Per ulteriori informazioni: massimo

